Diario di una MammaBis: lo svezzamento

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“Mamma, ma Tessa ha ancora zero anni?”
Questa è una domanda che Ella mi pone molto spesso, diciamo fin da quando è venuta in ospedale a conoscere per la prima volta la sorella.

Il fattore temporale ho scoperto essere molto importante per i bambini di 4/5 anni come Ella e i mezzi per catturare il tempo sono molteplici: i colori per definire il giorno della settimana, l’abbigliamento degli alberi per capire l’alternarsi delle stagioni e le dita delle mani per definire il trascorrere degli anni.
Così lo scorso 5 febbraio, finalmente, ho potuto risponderle che la sorella ha compiuto mezzo anno, sei mesi, ma visto che i mesi sono un’entità ancora sconosciuta, mezzo anno rende meglio l’idea (basta piegare il dito indice, simbolo del numero uno, a metà!).

Con l’arrivo del sesto mese è arrivato il periodo per me più impegnativo: ho iniziato lo svezzamento.

Sono arrivata fino a qui allattando in modo esclusivo, lo so che la tendenza attuale è di avvicinare i piccoli alla pappa molto prima ma, data l’esperienza positiva che avevo avuto con la mia principessa grande, il mio odio per i cibi industriali e la mia scarsa confidenza nello trascorrere ore ai fornelli, ho voluto replicare lo stesso: svezzamento lento e inserimento dei cibi gradualmente.

Prima di prendere questa decisione ovviamente mi sono confrontata con la pediatra e mi sono documentata, ho ad esempio letto il libro sull’autosvezzamento “Io mi svezzo da solo” (di Lucio Piermarini Ed. Bonomi Editore) che afferma che i bambini dovrebbero  scegliere in autonomia i cibi per il loro svezzamento sin dai primi mesi di vita, e in controparte ho letto con i post del divulgatore scientifico e salutista Marco Bianchi, neopapà, che consigla di inserire la carne solo dopo il compimento del primo anno, per evitare la propensione al sovrappeso in età adolescenziale.
Con queste letture opposte di pensiero sono arrivata alla conclusione che, anche in questo caso, è giusto documentarsi in modo completo ma il percorso deriva da una scelta personale ed ognuno è libero di fare la propria. Io ho scelto lo svezzamento lento e non sono qui sicuramente a dare indicazioni nè a giudicare chi dà le polpette di carne a 4 mesi.. anzi, forse hanno fatto meglio di me, visto il mio approccio tragicomico!

Vi racconto perchè.

Volevo iniziare lo svezzamento quando la piccola sarebbe stata in grado di stare seduta nel seggiolone senza problemi e quel momento è arrivato. Quindi non avevo più scuse per procrastinare ancora.

Reduce quindi dalla prima positiva esperienza di svezzamento, riesumo dalla cantina la vecchia omogeneizzatrice alla quale avevo addirittura fuso il motore  (non è un modo di dire, si era veramente fusa dal troppo utilizzo e me l’avevano sostituita perchè ancora in garanzia!), pronta per darmi alla produzione di pappe con prodotti freschi, possibilmente biologici, come da nostra abitudine quotidiana.

gruppo ok
Faccio la spesa e anche se la stagione non è la migliore per varietà di frutti, mi tuffo su una facile pera e sull’amica mela, per iniziare senza traumi. Acquisto anche il succhietto per alimenti, utilissimo sia per farle provare i gusti e le consistenze dei singoli cibi, sia per tranquilizzarla in questo periodo in cui si mette in bocca qualsiasi cosa.

Succhiotto

Sono pronta!

Con il succhietto va tutto alla perfezione, assaggia la mela e in un secondo se la ciuccia tutta,

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tessa mela

ma con la mia ‘macchina infernale produci pappe’ le cose sono più complesse.
Cerco la frutta migliore, la lavo, la pelo, la taglio, la omogeneizzo, la assaggio, la travaso nel contenitore e.. iniziano gli urli.

Nella mia mente avevo il ricordo di come la sorella, in un caldo agosto del 2011, mi spalancava la bocca per la sua dose di frutta giornaliera e la facilità con la quale le avevo tolto un po’ alla volta le prime poppate. Ecco, questo, nei giorni della merla di quasi cinque anni dopo, non è accaduto con la sorellina.
Non avevo infatti tenuto in considerazione un aspetto: tutto quello che mi è successo con Ella, ad oggi non si è mai replicato con la sorella.
Prima cosa il sonno, seconda il ciuccio, (che a discapito di quello che vi avevo scritto, da pochi giorni Tessa prende con grande gioia), ore anche per lo svezzamento la questione è diversa.

Sono sorelle ma sono caratterialmente agli antipodi.
Sarà che Ella è nata nel mese Febbraio nel nordico ospedale di Bolzano e Tessa nel caldo (caldissimo) e umido Agosto bolognese?

Ma perchè? Se la sorella quasi piangeva quando nel piatto non rimaneva più nulla, non dovrebbe essere così anche per la mia piccola urlatrice?

Ok, esperienza vuole che mai ci si debba arrendere, quindi riprovo.
Vado dal contadino che coltiva biodinamico, cambio la frutta, tento qualsiasi forma di aeroplano volante nell’etere, cucù e bubusettete a non finire, ingaggio la sorella maggiore, il papà, se li avessi avrei chiamato anche i vicini di casa, ma nulla, la piccola non ne vuole sapere.

Presa dallo sconforto e nell’idea che possa avere una super fame dai crampi allo stomaco, la allatto.
Mi arrendo, anche se solo per un attimo, e  mi sento un po’ presa in giro: non può vincere lei!
Questo esserino senza denti, che con i suoi occhini sorridenti mi guarda con la bocca bagnata di latte e che si stacca dal seno con lo stesso rumore di una bottiglia alla quale salta il tappo, no, non può vincere contro la mia testardaggine.
Io sono una Mamma Bis, ho esperienza da vendere… ehm si fa per dire ovviamente!

La strategia per riuscire a farla mangiare non l’ho ben chiara, ma ci riprovo.
L’idea è quella di cogliere Tessa di sorpresa, senza preamboli e senza metterla a sedere nel seggiolone e farla aspettare. La lascio quindi nella sua sdraietta, sparisco per un istante dalla sua visuale e mi ripresento, senza preavviso, davanti a lei con un bellissimo vasetto, confezionato, di pera Williams. Sì, un vasetto di quelli che si acquistano al supermercato, che hanno fatto crescere sani e felici tanti bimbi e che io ho tanto snobbato. Proprio lui, il vasetto che si apre con un bel CLAP che la fa subito sorridere e, non so spiegarvi come, le fa in automatico aprire la bocca.

Non ci credo: se lo mangia tutto senza fiatare.

Qui finisce la mia storia e quella della omogeneizzatrice che prima o poi tornerà in cantina. Io e lei eravamo amiche qualche anno fa, quando io e il mio compagno producevamo pappe per un esercito intero ed appunto abbiamo fuso il motore. Cara ‘macchina infernale produci pappe’ , non pensare di andare in pensione, adesso mi servirai solo per fare il pesto alla genovese, il piatto preferito di Ella, che come lo fai tu non lo fa nessun frullatore ad emulsione!

Confido che con la verdura, il pesce e la carne andrà meglio.
Fatemi un grosso “In bocca al lupo”, ne ho bisogno!

Vi abbraccio,

Erika

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4 Responses to "Diario di una MammaBis: lo svezzamento"
  1. Giorgia ha detto:

    Ciao Erika grazie per il tag e per il rimando nel blog. È stato un piacere vedere un mio portaciuccio nuvoletta tra le cose della tua piccola. Se ti può confortare con i miei è successo uguale. Il primo un velociraptor ingurgitava di tutto senza fiatare il secondo a fatica. Comunque il succhiotto per alimenti è fighissimo mai visto 😂 😘buona giornata. Giorgia

  2. chiara ha detto:

    Wow il bavaglino Obibo! Grazie Erika!

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