Diario di una MammaBis: la mamma perfetta

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Conosco una mamma che in gravidanza si è dedicata a se stessa, ha perfezionato la sua alimentazione in funzione delle esigenze del nuovo arrivato, ha rallentato i ritmi, si è documentata leggendo molto sul tema, ha frequentato il corso pre parto, si è cosparsa di olio di mandorle tutte le sere, ha persino fatto un colloquio privato con una puericultrice per capire se qualche nozione le era sfuggita, ha lasciato il lavoro appena le è stato possibile e sì è presentata in sala parto sicura di sè.

Poi conosco un’altra mamma che era sempre di corsa e affannata, che pensava che nove mesi fossero troppi, che non poteva partorire proprio in vista della scadenza della revisione del budget annuale, che in gravidanza spesso ha saltato i pasti e che a volte si è accontentata di un panino col formaggio (l’unica cosa che poteva mangiare all’interno di un bar), che è rimasta al lavoro fino a quando le è stato possibile e che nell’ultimo periodo quando andava in ufficio aveva la borsa dell’ospedale pronta in auto e si è presentata in ospedale stanca ma pronta per affrontare una nuova avventura.

Conosco anche una mamma che ha partorito senza analgesia, che non ha voluto farmaci, che appena nato il bimbo lo ha attaccato al seno con grande gioia, che ha sempre rifiutato di acquistare biberon perchè in qualsiasi momento lei era pronta ad allattarlo, che lo ha portato in fascia per tenerselo vicino anche quando faceva i lavori domestici in casa, che nonostante il piccolo abbia già compiuto due anni lo allatta ancora.

Ma conosco anche un’altra mamma, il cui primo pensiero entrando in sala parto è stato quello di volersi addormentare e svegliarsi, con qualche punto in più, ma col piccolo in braccio, che sì, ci ha provato ad attaccare il bimbo al seno, ma appena uscita dall’ospedale ha lasciato il suo ultimo stipendio in farmacia, tra biberon, sterilizzatrici e tettarelle, che appena arrivata a casa ha messo il piccolo nella sdraietta e ha chiamato la persona, che aveva preventivamente selezionato, per aiutarla ad accudire il piccolo.

Conosco poi una mamma che si svegliava nel cuore della notte, coccolava il piccolo ad ogni sua richiesta, lo prendeva nel suo letto, lo attaccava al seno e gli stava vicino per ore. Appena sveglio gli faceva il bagnetto con le paperelle ed i giochini galleggianti, gli faceva i massaggi rilassanti che aveva imparato al corso e lo teneva vicino a se, a pranzo gli preparava le pappe, selezionava con cura le materie prime, cucinava per lui, lo cambiava e lo puliva ogni qualvolta una piccola macchia toccava un suo vestitino.

Poi conosco la mamma che le tecniche di rilassamento le ha imparare su You Tube in una pausa caffè in ufficio perchè era stanca che i vicini si lamentassero dei pianti notturni del suo piccolo.

Conosco una mamma che si è presentata puntuale il giorno dei vaccini all’ufficio sanitario, che era pronta a curarlo e coccolarlo perchè sapeva che sarebbe stato per lei difficile fargli fare quella puntura.

Poi conosco la mamma che quei vaccini proprio non gli piacevano, che le sembrava assurdo di dover iniettare, ad un piccolo così piccolo, delle sostanze potenzialmente dannose per la sua salute.

Conosco anche una mamma che i tre mesi di congedo parentale dopo il parto le sembravano troppo pochi, allora ha deciso di aspettare il compimento dell’anno del suo piccolo e anzi, alla fine ha deciso di stare a casa dal lavoro per prendersi cura di lui e della casa.

Conosco anche una mamma che a una settimana dal parto aveva accumulato troppe email alle quali rispondere e un pomeriggio, al posto di un giretto al parco, ne ha fatto uno in ufficio.

Conosco anche una mamma che non ha resistito, che la sua prima foto col piccolo in braccio l’ha pubblicata su facebook e ne pubblica una ogni giorno per comunicare al mondo che è felice. Anzi alla fine ha deciso di aprire anche un blog e parlare di loro.

Conosco anche quella mamma che le foto se le tiene per se, che si dimentica quasi di farle e farsele fare perchè quello che sta vivendo è un momento privato che vuole che rimanga impresso nella sua mente, piuttosto che sulle pagina di un social alla portata di tutti.

Poi conosco una mamma che ha tenuto il bimbo a casa dall’asilo fino ai tre anni per non farlo sentire abbandonato e non farlo ammalare, che lo ha inserito solo alla materna e che ha pianto il primo giorno che è stata senza di lui per tutta la mattina, che si presentava davanti al cancello di scuola prima che questa aprisse.

Una mamma che conosco invece ha appuntato, a caratteri CUBITALI sulla sua agenda, sulla sveglia dell’Iphone e nella lavagna in cucina, il giorno ufficiale di uscita del bando dell’asilo nido comunale per paura di dimenticarselo.

Conosco una mamma che tutti i pomeriggi porta il suo piccolo al parco, lo fa giocare su una coperta sull’erba, gli toglie le scarpine per farlo camminare scalzo e sentire l’effetto che fa sul terreno, che tira fuori dallo zaino un frutto biologico che il piccolo addenta con piacere.

Poi conosco una mamma alla quale portare il bimbo al parco non piace che preferisce affidarlo ad un istruttore per fare nuoto e ad un’insegnante madrelingua per imparare l’inglese, che a fatica lo fa giocare con foglie ed erba per non farlo sporcare, che le poche volte che lo accompagna ai giochi gli urla: “Non correre che sudi“, che a casa gli dice di mangiare la frutta con la forchetta seduto a tavola.

C’era anche una mamma che amava alla follia il suo compagno di vita, che non prendeva nessuna scelta, seppur piccola, prima di essersi confrontata con lui e che aveva il desiderio di ampliare al più presto il numero di membri della sua famiglia.

Conosco poi una mamma che si è accorta di non essere felice, di sentirsi in gabbia allora ha deciso di separarsi dal papà del piccolo, di dividere la famiglia sotto due diversi tetti.

Conosco una mamma di un solo bimbo, una MammaBis, una mamma di tre, una che ne ha quattro e persino una che ne ha cinque e vorrebbe il sesto.

Poi conosco una mamma che vorrebbe esserlo, una che è rimasta incinta e non si spiega come mai, una che si rende conto di essere arrivata agli anta e di non avere di fianco la persona giusta, una che ha girato l’Europa sperando che l’inseminazione fosse più efficace, una che adora i suoi nipoti ma di figli non ne vuole.

Conosco tante donne e conosco anche tante mamme. Tutte perfette, come voi.
Sono donne e mamme consapevoli delle loro scelte, che non hanno rimpianti, che sono riuscite a fare quello che considerano il meglio per sè, il loro piccolo e la loro famiglia. Che sono serene nonostante la stanchezza, la difficoltà nel conciliare una vita complessa ad una nuova nascita ancora più stravolgente. Che si guardano intorno, che se hanno bisogno chiedono aiuto, che parlano con le altre mamme simili ma anche diverse da loro, che si confrontano e non giudicano. E sta’ proprio in questo, nel non giudicare gli altri, nel non aver invidie represse che le rende sicure, serene, appagate e felici.

Che in realtà sanno di non essere perfette, ma che agli occhi del proprio piccolo lo sono.

Vi abbraccio,

Erika

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